Ciò che sembra non è: “L’anello magico” – fiaba trentina

“L’anello magico” (Calvino, 1956) è una fiaba molto interessante, non solo per il fatto che mostra il susseguirsi delle funzioni descritte da Vladimir Propp (1928), con particolare attenzione all’entrata in scena dell’oggetto magico – in questo caso, l’anello -, bensì per il fatto che tende a stravolgere ciò che sappiamo, o ciò che presumiamo di sapere, sulle fiabe.

O, meglio, ciò che pensiamo che siano. Ossia, luoghi di povere principesse in cerca di valorosi principi azzurri. Reami magici, intinti di rosa confetto. Dove la principessa è la povera sventurata, ingenua e innocente.


Beh… “L’anello magico” è tutto tranne che questo. L’antagonista, l’antieroe, in questo caso, altri non è che la principessa stessa che, inganna, un “giovane povero”, vero protagonista della fiaba, che verrà aiutato da amici animali.


Un giovane maturo e assennato, ma che, a causa della perdita della fiducia in ciò che gli suggerisce il suo Organismo (Rogers, 1951), cede all’inganno delle apparenze, ben simboleggiate dalla bella principessa, che riesce a rubargli l’anello, ossia a fargli perdere la rotta della sua esistenza, della sua Tendenza Attualizzante (Rogers, 1980).

E saranno proprio i suoi amici animali – allegoricamente, la riscoperta della sua Saggezza – a restituirgli l’oggetto perduto.


Una fiaba che tende a sovvertire, quindi, i nostri stereotipi e pregiudizi, i dati di fatto oggettivi e immodificabili.

Come a dire: “L’anello magico” rompe gli schemi, suggerendoci, allo stesso tempo, come le fiabe non siano un prodotto unicamente infantile, ma quanto, invece, possano essere un valido aiuto anche per l’adulto, per il suo pensiero critico.

Per un pensiero che possa incarnarsi in una modalità di maieutica socratica, di apertura e interrogazione sulla realtà.


Una fiaba che, grazie, alla rottura di mappe cognitive rigide e disfunzionali, può promuovere importanti interrogazioni circa il nostro modo di categorizzare il reale, circa la tendenza, spesso automatica, di dipingere il mondo in bianco e nero o di abbracciare, in modo più o meno inconsapevole e acritico, visioni e dimensioni che non ci appartengono.


Una fiaba che ci informa che la realtà, in fin dei conti, è davvero una nostra costruzione soggettiva e irripetibile (Rogers, 1980), basata su personali valori, emozioni e costrutti che, per poterci definire “agenti di scelta liberi e responsabili” (Rogers, 1951), devono necessariamente emergere dalla nostra Saggezza Organismica (ibidem), ossia dalla fiducia in ciò che sentiamo come giusto e vero per noi, in modo maturo, libero e responsabile.

Una Saggezza essenziale, allora, per la saggia maturazione della nostra autorealizzazione, dei nostri desideri, per cui “Non è bene che l’uomo abbia troppo facilmente tutto quello che può desiderare”.

Francesca Carubbi

www.psicologafano.com

www.alpesitalia.it


Storie di un tempo che fu. La fiaba con bambini e anziani

L’incontro tra generazioni, nello specifico tra bambini ed anziani, è una realtà conosidata in alcuni Comuni italiani.

Case di Riposo hanno aperto le porte all’infanzia, al fine di una proficua trasmissione, non solo di esperienze da parte di chi è più maturo, bensì di preziosi contenuti emozionali, che promuovono, attraverso lo scambio di parole o storytelling, lo sviluppo dell’intersoggettività (Carli, Rodini, 2008; Fracassini, Carubbi, 2010) nei più piccoli (ovvero la capacità di saper mentalizzare lo stato emotivo e cognitivo dell’altro), quindi dell’empatia (Rogers, 1980), risorsa fondamentale per la nascita del rispetto, della collaborazione e cooperazione di Comunità (come insegna la Danimarca, dove l’empatia si insegna già nelle scuole primarie).

Cosa meglio delle fiabe, allora?

La fiaba, grazie al suo linguaggio concreto, semplice e di facile comprensione, aiuta il bambino a comprendere le emozioni, anche quelle più paurose e minacciose, grazie all’identificazione con i Personaggi che le rappresentano e gli permette di appredere come affrontare con resilienza e problem solving le varie sfide quotidiane (Carubbi, 2018).

Nel campo delle attività di networking, o lavoro di Rete, tra anziani e mondo dell’infanzia (Carubbi, 2019), “le fiabe popolari, le filastrocche, le nenie poplari di un passato non troppo remoto, raccontate da chi quelle fiabe le ha vissute e con le quali è cresciuto, consentono ai bambini di arricchirsi di una propria storia culturale, delle proprie radici sociali: permette di riconoscersi e di appropriarsi della propria storia e, quindi, della propria identità” (ivi; p. 29).

Nello specifico, attraverso l’incontro, i bambini più piccoli (asilo nido e scuola dell’infanzia) possono apprendere il valore dell’empatia e dell’accettazione e dell’autenticità e del rispetto, grazie alla figura del “vecchio saggio raccontastorie” (Carubbi, 2018) , rappresentato dall’anziano, che incarna il “novellatore” della fiaba.

Inoltre, lo scambio di esperienze, permette alle persone anziane di sentirsi protagonisti e proattivi, rafforzando il loro senso di appartenenza sociale.

Riassumendo, l’incontro tra generazioni (Carubbi, 2009; 2018; 2019), consente di:
– Promuovere il senso del rispetto, della cooperazione nei bambini;
– Rafforzare il senso di comunità e di appartenenza sociale nei bambini e anziani;
– Ridurre il senso di solitudine dell’anziano;
– Promuovere l’empatia, l’autenticità e l’accettazione nei bambini;
– Promuovere il senso di autoefficacia e di resilienza

Francesca Carubbi

www.psicologafano.com

www.alpesitalia.it

Webinar Amori 4.0, viaggio nel mondo delle relazioni contemporanee

webinar 27 maggio 2020 ore 18: per iscrizioni https://formazionecontinuainpsicologia.it/corso/amori-4-0-viaggio-nel-mondo-delle-relazioni-contemporanee/?unapproved=143930&moderation-hash=40e3a45d94d4fc243426280e795b8963#descrizione

In questo webinar verranno presentati ed affrontati i contenuti del libro Amori 4.0. Viaggio nel mondo delle relazioni delle curatrici Amalia Prunotto, Maria Letizia Rotolo, Diana Vannini, Marianna Martini; edito da Alpes.

Scenari delle relazioni nel nostro mondo contemporaneo: da un progetto pilota dell’osservatorio nazionale sulle relazioni nel nuovo millennio, “riflessioni e criticità su processi e prassi di intervento sui temi dell’amore e delle sue declinazioni”.

Un “viaggio” nel mondo contemporaneo delle relazioni. Gli scenari sociali e culturali con l’avvento del web e delle nuove tecnologie ha repentinamente modificato contesti, domande e bisogni in cui ci muoviamo. Questo testo, che è progetto diffuso su tutto il territorio nazionale, che vede partner le ’Università di Parma e di Bologna, è un “osservatorio” sulle relazioni e sul loro stato attuale.

Professionisti di diverse aree del mondo del sociale, culturale e artistico, legislativo, hanno destinato il proprio contributo, ognuno dal proprio specifico contesto, contribuendo a fornire riflessioni e spunti di ricerca.

L’attuale in fase di attiva trasformazione, i nuovi capitoli di esperienza e le nuove aggettivazioni (dalla Pma eterologa al revenge porn, dal trauma d’abuso narcisistico all’eternità dopo la morte, significata dal web, etc.), tutto contribuisce a creare situazioni dove ci si sente smarriti, sia come gente comune che come professionisti. Questo volume vuole essere un tentativo di illustrare e proporre letture e nuovi significati ad un mondo che sembra del tutto nuovo e diverso, valorizzando saperi e competenze.

Elenco contenuti trattati durante il webinar:

  1. Amori 4.0: il progetto pilota di un osservatorio nazionale sulle relazioni del mondo contemporaneo
  2. Viaggio nel mondo delle relazioni di coppia con problematiche di infertilità e sessuali. Interventi psicologici nella PMA con donazione di gameti.
  3. Le declinazioni dell’Amore. La Self Compassion come amore per sé stessi.
  4. L’eternità e l’amore, il lutto nel web e il lutto dell’animale domestico

Data:

Il webinar si svolgerà mercoledì 27 maggio alle ore 18:00

Destinatari:

Psicologi e psicoterapeuti

Tra i Docenti:

Amalia Prunotto, psicologa, psicoterapeuta, ad orientamento psicodinamico, è ideatrice e referente del progetto amori 4.0. Da più di 20 anni si occupa di dipendenze affettive e relazionali, curando articoli, tesi, seminari condivisi con autorevoli colleghi, anche presso Università., e strumenti di “terza generazione” con la proposta metodologica del’auto aiuto proposta da Lidap-Onlus (Lega italiana Disturbo di attacco di panico, ansia e agorafobia), di cui è consulente, altresì’ dal 1997. Ha pubblicato per magazine di settore di ambito medico Nel 2017 ha pubblicato con altri autori per Golem, sui temi della genitorialità e la PMA; nel 2000 in interno di “Panico,” MCGraw Hill, curato da Francesco Rovetto. Divide la sua attività fra Parma, Padova e Rimini, con adulti, giovani adulti, coppie e gruppi.

Maria Letizia Rotolo psicologa psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico-psicoanalitico, terapeuta EMDR, psicologa forense, sessuologa. Si occupa da 15 anni di tematiche legate al tema della PMA in collaborazione con Centri rinomati a livello internazionale. Autrice di numerosi articoli scientifici e di tre volumi, lavora sul territorio di Bologna, ed è Vice Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale PsicoSfere

Perché è importante credere nei bambini?

Durante le scuole Superiori, il mio voto in stesura dei testi – nei Temi, per capirci -, era sempre e comunque sette.

Né più né meno. Non perché scrivessi così male (magari, sì, qualche strafalcione grammaticale penalizzava la bontà dell’elaborato nel suo complesso, ma niente di così terrificante), o peccassi di mancata creatività. Anzi!


Già, all’epoca, la mia mente era fervidamente creativa e appassionata. Già, allora, amavo nutrirmi e arricchirmi di sapere. Quanto leggevo!. Adoravo, e adoro tutt’oggi, i libri: sono una di quelle persone che adorano annusare l’odore della carta. Dicono che sia una questione di genetica. Ma, poco importa.


E, allora, quale motivo avrebbe potuto giustificare quel discreto imperituri?
Oggi, da autore – tra l’altro, fino a poco tempo fa, non avrei mai pensato di scrivere libri – sono arrivata a ipotizzare che, probabilmente, non avevo avuto qualcuno che credesse in me. Nel mio Stile. In ciò che desideravo comunicare.


Semplicemente – sempre che così si possa affermare – i miei docenti di lingua italiana vedevano nei miei prodotti un qualcosa su cui non voler investire. In termini di fiducia nelle mie potenzialità.

Cosa che successe, invece, per quanto riguardava la mia attitudine educativa e psicologica: la mia Professoressa di allora fu, per me, il mio ambiente facilitante (Rogers, 1951), perché vide nella mia anima i primi abbozzi di una curiosità così profonda verso l’animo umano, che era certa che sarebbe divenuta, in un futuro prossimo, la mia vocazione.

E, così, avvenne…


La mia Professoressa di psicologia facilitò in me i semi dell’autorealizzazione e del mio Daimon (Hillman, 1997) o vocazione esistenziale. Ebbe fiducia nel piacere che provavo nello studiare con passione le sue materie.


Forse è per questo che ho scoperto, tardi, il diletto e la soddisfazione verso la scrittura. Perché, probabilmente, non avendo potuto godere di feedback arricchenti il mio potenziale, alla fine, cedetti anche io alla credenza che non fossi portata alla composizione letteraria, in tutte le sue forme.


Un costrutto che, alla fine, grazie al mio percorso terapeutico personale, si rivelò, non solo errato, bensì doloroso da accettare.

Doloroso, per il fatto che scoprii di essermi sempre identificata con una visione, altrui, profondamente incongruente e inconciliabile con la mia, autentica e vera. Ma a cui credetti. Perché? Perché, secondo me – ragazza diciasettenne – l’adulto era sempre stato, ai miei occhi adolescenti, il vero esperto circa il mio sentire.


In soldoni, sarificai la mia Saggezza Organismica (Rogers, 1951) agli altari di un Sapere passivo, per cui io ero semplicemente una discente e non un agente attivo, libero e responsabile nell’apprendimento.


Ecco, perché, è fondamentale facilitare nel bambino la sua autorealizzaizone, ciò che ama, i suoi talenti.

Ciò che lo nutre nel profondo del suo animo: perché gli offrirete un dono immenso, quale quello di attingere alla sua fonte di felicità, alla sua “peak experience” (Maslow, 1962), ossia alla sua sorgente inesauribile di viva creatività, grazie alla quale potrà, sì giungere alla propria soddisfazione e a credere in se stesso, ma anche, come ci insegna Viktor Frankl, sopra – vivere ogniqualvolta si sentirà spaesato, solo, impaurito e addolorato.

Francesca Carubbi

www.psicologafano.com

www.alpesitalia.it



Cosa dicono le fiabe…

Le fiabe parlano. Parlano e narrano le nostre vicende. Le nostre emozioni, i nostri pensieri, i nostri valori, le nostre esperienze, i nostri segreti. Tutti, senza eccezione alcuna.


Le fiabe svelano. Svelano le nostre ipocrisie, l’illusione che il Mondo si divida in “buoni e cattivi”, che il bene sia solo da una parte della barricata.


Le fiabe uniscono. Uniscono individui, comunità e popoli, tra loro distanti e, sovente, in conflitto.


Le fiabe dialogano. Anzi, promuovono il dialogo; facilitano il confronto e elevano la domanda a curiosità sull’Altro.


Le fiabe interrogano e ci spiazzano. Interrogano le nostre certezze, mostrandoci come esse, sovente, siano palliativi per la nostra sicurezza, per difenderci da un senso di minaccia. Spiazzano le nostre convinzioni, considerate inviolabili e immodificabili.


Le fiabe emozionano. Emozionano perché narrano dei nostri sentimenti, soprattutto quelli a cui non possiamo dare voce. Ma che sentiamo… Eccome, se li sentiamo.


Le fiabe maturano. Le loro avventure ci fanno apprendere quanto, per diventare adulti, necessitiamo di attraversare innumerevoli sfide e che, per poter crescere, occorre abbandonare zone di comfort e iniziare ad esplorare la realtà che ci circonda, con tutte le sue incognite. Per dirla alla Battiato che “occorre morire un po’ per poter vivere”.


Le fiabe ci fanno crescere. Nelle fiabe non esiste solo l’eroe o l’eroina, bensì tutti quegli antieroi, che parlano di noi (Carubbi, 2018) con cui, volenti o nolenti, dobbiamo, dapprima, scontrarci, per, poi, attarverso l’incontro, integrare in noi, al fine di diventare “agenti di scelta liberi e responsabili” (Rogers, 1951)


Ecco perché le fiabe parlano: perché sono lo specchio del nostro Essere intero, senza sconti. Ed ecco perché, a qualcuno, le fiabe fanno paura: perché veicolano un messaggio vero, senza finzioni su di noi. Su tutti noi.

Francesca Carubbi

www.psicologafano.com

www.alpesitalia.it

Sulla saggezza infantile e altri apprendimenti

Oggi pomeriggio mia figlia mi ha dato una dura lezione.

Dura, per il mio orgoglio ferito.

Dura, anche per il fatto che mi ha fatto apprendere quanto noi adulti, non sempre, riusciamo a vedere i nostri bambini.


O meglio, ad ascoltare, come ci insegna Rogers, ciò che non dicono.


Eh sì! Perché la vera empatia è proprio questo: saper andare oltre all’apparenza del detto, per scovare ciò che fa capolino, magari, da una lacrima, da ciò che percepiamo come capriccio, da una chiusura o da emozioni che tendiamo a giudicare, con presunzione, dall’alto.


Mia figlia ha attinto con coraggio alla sua saggezza interna (Rogers, 1951). Ha scelto di essere ciò che per lei, in quel momento, era giusto, nonostante il rischio che la potessi contraddire o criticare.


Ed è proprio questo un passaggio fondamentale, affinché il bambino possa sentirsi sicuro di seguire la sua autenticità nel “qui e ora”, ossia che il genitore possa fare un passo indietro. Possa fermarsi.

In una sola parola, arrestare il suo pensiero e tendere l’orecchio e il cuore.


Accettare che può e deve sbagliare per crescere come educatore. Per apprendere dagli errori. Per comprendere che l’esperienza è la vera maestra (ibidem) e non i manuali del “perfetto genitore” (sempre che esistano, poi!).


Personalmente, io ho appreso proprio questo: che è giusto chiedere scusa quando è necessario. E che il chiedere scusa trasmette fiducia, perché rispetta l’esperienza interna del bambino e dei suoi bisogni, senza violarli o tentare di cambiarli a nostro piacimento.


La saggezza infantile ha questo potere: dare un limite all’ingerenza genitoriale, affinché il bambino possa sviluppare, in sana autonomia, le proprie potenzialità e, soprattutto, la propria individualità, unicità e particolarità. Il suo Essere irripetibile e diverso da noi e dalle nostre aspettative che, spesso, proiettiamo in lui.

Francesca Carubbi

www.psicologafano.com

www.alpesitalia.it

SESSUALITÁ … al maschile

«Quando ti guardo, o Lesbia, a me non rimane in cuor nemmeno un po’ di voce,
la lingua si intorpidisce e un fuoco sottile mi scorre nelle ossa…».
(Catullo)


Le sensazioni collegate all’amore conoscono molti alti e bassi. La passione romantica può provocare molti cambiamenti d’umore: dall’euforia con la scoperta che il proprio amore è ricambiato, all’ansia, alla disperazione e persino alla rabbia, quando ci si rende conto, invece, che il proprio sentimento è ignorato o rifiutato.


Queste esperienze, credo, siano un “sentire” del maschile e del femminile, così come il piacere di prendersi cura dell’altro, la fiducia e la presenza.

Immancabilmente, però, esistono delle differenze tra uomini e donne e ciò su cui è importante riflettere sono le aspettative che, erroneamente, ognuno di noi si prefigge sull’altro. Questo perché amiamo, abbiamo reazioni e comportamenti diversi, che rispecchiano i nostri schemi e strutture di personalità.

L’amore ha qualità magiche e può durare, se non dimentichiamo le differenze esistenti tra i sessi.

Gli uomini, tendenzialmente, si concentrano sul “potere”, sulla competenza e gli obiettivi da raggiungere, mettendosi sempre alla prova e sentendosi realizzati attraverso il successo.

Il loro orgoglio si alimenta di autonomia: gli obiettivi li deve conseguire da solo; ecco perché di fronte ad un consiglio non richiesto, diventa suscettibile, in quanto per lui il significato è “non so cosa fare” oppure “non sono in grado di farlo da solo”!

Hanno bisogno dell’accettazione delle loro donne e non dei loro consigli e delle loro critiche, perché di fronte alle preoccupazioni diventano silenziosi e si concentrano sulla soluzione del loro problema. Quando non si sentono necessari nell’ambito della coppia, sprofondano nella passività.

La più profonda paura di un uomo è di non essere abbastanza bravo o competente e, quando è coinvolto affettivamente, il suo timore di fallire cresce e, in modo paradossale, tende a sfuggire, a dare ancor meno.

In una relazione intima gli uomini hanno bisogno di sentirsi “sicuri”, prima di “affidarsi” all’altra Persona e, principalmente, hanno bisogno di ricevere accettazione, ammirazione e incoraggiamento… “un cavaliere che desidera servire e proteggere la donna che ama”!

Sperimentando l’intimità e la sessualità, l’uomo si sente più fragile… Il desiderio sessuale rappresenta, secondo Freud, una componente fondamentale dell’amore romantico.

infatti il termine “amore” (dal lat. amor-oris, affine ad amare [treccani.it]) in sanscrito “kama”, significa “desiderio”, “passione” (etimoitaliano.it). Si tratta di un desiderio che, spessissimo, sfocia in un’ambiziosa esclusività sessuale, in quanto si cerca di impedire la profanazione, da parte di estranei, di questa “sacra” relazione.

Questo desiderio di esclusività sessuale si è sviluppato nell’antichità, forse per due motivi: evitare all’uomo di essere tradito e di allevare il figlio di un altro; proteggere la donna da una eventuale rivale, che potesse portarle via il compagno e padre dei suoi figli.


Una tale esclusività ha consentito ai nostri antenati di preservare il loro prezioso DNA, mentre dedicavano tutto il loro tempo e le loro energie nel corteggiamento della persona amata.

Il nostro “viaggio” verso la conoscenza del mondo maschile inizia, obbligatoriamente attraverso lo studio dell’anatomia e della fisiologia del suo corpo, per permetterci una conoscenza accurata e, di conseguenza, vivere un’intimità ed una sessualità più soddisfacente.
CENNI DI ANATOMIA MASCHILE

L’apparato sessuale e riproduttivo maschile è costituito da organi esterni (pene, scroto [contenente i testicoli]) ed organi interni (prostata e vescicole seminali).

Il pene è costituito da due corpi cavernosi, strutture cilindriche parallele, che a seconda del loro stato funzionale possono riprodurre la flaccidità o l’erezione.

I loro apici si inseriscono sotto il glande, struttura distinta da essi, che costituisce l’espansione del corpo spongioso dell’uretra, dentro cui decorre il canale urinario. Nel corso di una erezione normale i corpi cavernosi diventano rigidi, mentre il glande si inturgidisce ma non raggiunge il carattere di rigidità.

La quasi totalità dei problemi sessuali maschili – sia di natura primitivamente organica che primitivamente psicologica – hanno come espressione ultima il mancato raggiungimento di rigidità adeguata dei corpi cavernosi.

I testicoli, analogo maschile dell’ovaio femminile, hanno due funzioni fondamentali: produzione dell’ormone sessuale maschile – il testosterone – e la produzione dei gameti maschili, gli spermatozoi, che contribuiscono in misura di circa il 4% al volume totale del liquido seminale, o sperma.

Gli spermatozoi viaggiano all’interno di un condotto, il deferente, fino a sboccare nelle vescicole seminali e, quindi, nella prostata. Queste due strutture sono responsabili della produzione del restante 96% circa del liquido seminale.

In concomitanza dell’orgasmo avviene l’eiaculazione: contrazioni ritmiche involontarie della muscolatura del pavimento pelvico, dei muscoli perineali e della stessa prostata, nonché delle vescicole, agiscono sinergicamente per indurre la vigorosa espulsione del liquido seminale da vescicole e prostata nell’uretra, ed indi all’esterno.

IL PIACERE AL MASCHILE

Negli uomini l’erotismo e il piacere sono, tendenzialmente, finalizzati all’incontro sessuale, che diventa il reale motore dell’esistenza e che deve rimanere un fatto che inizia e finisce.


CICLO DI RISPOSTA SESSUALE

Il ciclo di risposta sessuale implica:

Desiderio: fantasie legate all’attività sessuale e al desiderio di praticare attività sessuale.

Eccitazione: sensazione soggettiva di piacere sessuale e relative modificazioni fisiologiche.

Orgasmo: picco di piacere sessuale con allentamento della tensione sessuale e contrazioni ritmiche dei muscoli perineali e organi riproduttivi (maschio > sensazione inevitabile di eiaculare, seguita da emissione di sperma. Donna > contrazioni della parte del terzo esterno della vagina).

Risoluzione: rilassamento muscolare e benessere generale (maschio > periodo refrattario; donna > possibilità di rispondere a nuove stimolazioni quasi subito).

DISFUNZIONI SESSUALI

Le disfunzioni sessuali, secondo il DSM-5 (Manuale Statistico e Diagnostico dei Disordini Mentali), vengono distinti in tre categorie: Disforie di Genere; Parafilie; Disfunzioni Sessuali.

Per quanto riguarda quest’ultima categoria, la recente letteratura ha dimostrato che la risposta sessuale non è un processo lineare ed uniforme e la distinzione dei disturbi riguardati le fasi (desiderio ed eccitazione) può non apparire “naturale”.


Per quanto concerne le disfunzioni del sesso femminile, queste sono state unite nel disturbo unico del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile; anche vaginismo e dispareunia sono stati raccolti nel disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione.

Viene mantenuto il disturbo dell’orgasmo femminile, così come il disturbo erettile; il disturbo del desiderio ipoattivo maschile e l’eiaculazione precoce.

Viene aggiunto il disturbo dell’eiaculazione ritardata, in cui si deve sperimentare un marcato ritardo o assenza dell’eiaculazione in quasi tutte le occasioni di attività sessuale con un partner, senza che il soggetto lo desideri.

Attenzione, qui, per la diagnosi differenziale con altra condizione medica (es. neuropatie, disturbi alla prostata, etc.) o disturbo indotto da sostanze.
Il disturbo da avversione sessuale viene abolito e indicato in “altre disfunzioni sessuali specifiche”!


Le disfunzioni devono avere una durata minima di sei mesi, salvo quelle secondarie all’uso di sostanze psicoattive.


Non emerge più la distinzione specifica tra disfunzioni legate a fattori organici o psicologici, poiché spesso entrambi gli aspetti ne prendono parte.

I sintomi sessuali, comunque, richiedono sempre un approccio multidisciplinare. (American Psychiatric Association Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders, fifth edition, APA 2013).

Le disfunzioni sessuali maschili comprendono:

DISFUNZIONE ERETTILE (o DE): difficoltà ad ottenere una consistenza peniena adeguata, per un rapporto penetrativo soddisfacente. In passato il termine più usato era “Impotenza”, che però implica un concetto di problema assoluto, definitivo, laddove il concetto di DE. esprime una ampia scala di grigi. La DE può avere cause primitivamente organiche (condizioni di rischio cardiovascolare, diabete, errati stili di vita, esiti di chirurgia radicale pelvica per neoplasia, quale prostatectomia radicale), o primitivamente psicogene.

PROBLEMI EIACULATORI: più frequentemente eiaculazione precoce, ma occasionalmente anche eiaculazione ritardata, fino all’aneiaculazione (assenza di eiaculazione).

CALO DEL DESIDERIO SESSUALE: le cause principali sono carenza di ormone sessuale maschile e problemi psicogeni.

PENE CURVO: esiste in due forme – congenita e – acquisita, o Malattia di La Peyronie

COSA SI PUÓ FARE

Oggigiorno possiamo dire che, virtualmente, ogni situazione di problematica sessuale maschile può essere trattata soddisfacentemente: ogni uomo ha la possibilità di riprendere una vita sessuale pienamente appagante, attraverso l’approccio terapeutico più adatto alla situazione specifica e meglio accettato dal paziente e dalla partner.

Va enfatizzata l’importanza del riconoscimento di eventuali fattori rischio specifici e perseguimento della loro correzione.

I principali presidi di cui disponiamo sono: counselling, iter psico-sessuologico formale, farmacoterapia orale (inibitori di fosfodiesterasi 5), iniezioni intracavernose con prostaglandina, dispositivo a vuoto per l’erezione, chirurgia di raddrizzamento di pene curvo, chirurgia con impianto protesico penieno idraulico.

CONCLUSIONI

Le problematiche sessuali maschili sono molteplici, ma tutte inquadrabili correttamente.

Ciò è possibile grazie ad ina interazione virtuosa tra Andrologo e Psico-sessuologo, da cui può scaturire virtualmente nella totalità dei pazienti una soluzione ottimale alla loro disabilità sessuale, grazie ai percorsi psico-sessuologici, medici e chirurgici oggi disponibili.


All’interno di questo “quadro” diagnostico e terapeutico, comunque, il ruolo della donna risulta essere fondamentale nell’ accogliere i timori del proprio uomo/compagno; nell’accettazione “temporanea” dei suoi vissuti e nella disponibilità ad intraprendere un percorso di miglioramento del proprio benessere sessuale di coppia.


Dobbiamo imparare ad “osservare” e a prendere consapevolezza della nostra “essenza” più vera, così da non avere più maschere… “carpire” l’essenza più vera degli altri, per abbattere i “giudizi” … il modo più semplice per amare ed essere amati!


Le Persone, quando si sentono accettate e valorizzate tendono a sviluppare un atteggiamento di maggior cura verso di sé … ecco, impariamo a “sentire” il suono delle parole, per rompere il rumore di un silenzio assordante e accoccolarci, così, nella leggerezza del pensiero comunicato!


Dr.ssa Antonietta Albano (Psicologa-Psicoterapeuta con formazione in Sessuologia Clinica).

Dr. Edoardo Pescatori (Medico Specialista in Urologia – Andrologo, www.andrologiapescatori.it).




Riferimenti bibliografici:

Cianci E. (2007). Giorni di pensieri appesi all’anima. Ed. Corvino. Udine
Gray J. (2007). Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere. RCS libri. Milano
Bruzzone D. (2007). Carl Rogers. La relazione efficace nella psicoterapia e nel lavoro educativo. Carocci-Faber. Roma
Pescatori ES: Moderno approccio diagnostico-terapeutico al paziente con disfunzione erettile. Disease Management & Health outcomes. 9, Special Issue 2, 2001 pagg 1-9.







Dirette Facebook 9 – 16 maggio 2020, ore 15:30

Sabato 9 maggio, ore 15:30, ci sarà la Diretta Facebook “La Fiaba nei contesti psicoeducativi” – 2° e 3° Modulo – l’educazione.

Sabato 16 maggio, ore 15:30, Diretta “Presentazione Paco e le sue storie”, Francesca Carubbi – illustrazioni Nada Salari – Alpes Italia, Roma

Le dirette verranno trasmesse dalla Pagina Facebook “Paco, le nuvole borbottone e PsicoFiaba”

Vi aspetto!

Francesca Carubbi

psicologa e psicoterapeuta

www.psicologafano.com

Autore e Co – direttore della Collana “In cammino con le fiabe per…”, Alpes Italia, Roma

www.alpesitalia.it

Sull’Amore: lettera di Raperonzolo ai bambini di oggi

Cari bambini… Mi avete chiesto di dirvi qualcosa sull’Amore.

Sì, miei cari, proprio quello con la “A” maiuscola; ma non per il fatto che creda all’amore vero, a quello, ossia, tanto decantato da chi le fiabe, alla fine, non le conosce appieno.

Voglio parlarvi dell’Amore Reale, quello quotidiano, quello che assomiglia a tutto tranne che a un panorama rosa. Quello che “alla fine vissero felici e contenti” dovrebbe essere letto come “alla fine iniziarono a vivere insieme, nonostante tutto”.


L’Amore di cui parlo io è quello che ho iniziato a vivere, uscendo dalla mia torre d’avorio, in cui ho vissuto tanti e tanti anni.


Sapete? Ero convinta che starmene da sola fosse la soluzione vincente della mia vita: perché mi sentivo protetta in un auto isolamento imposto. Lontana da tutti e da tutto, credevo di essere finalmente libera. Oh, ma quanto mi sbagliavo!


Quando, per la prima volta, ho sentito qualcuno che mi stava chiamando da fuori, non potevo credere alle mie orecchie… Qualcuno stava cercando me. Voleva me. Mi aveva scelto.


Ma non credete a quelli che pensano che mi abbia salvato il Principe Azzurro… Non, cari bimbi miei: mi sono salvata da sola nel momento in cui ho fatto entrare il mio “principe” nella mia vita. Quando ho deciso di uscire, con coraggio, dalla mia gabbia d’oro.


Quando mi sono aperta al Legame; quando ho voluto rischiare nella relazione, aprendomi alla persona di cui mi sono innamorata.


Quando, insieme, abbiamo deciso di unire le nostre vite e i nostri destini.


E, da lì, cari bimbi, è iniziato l’Amore Reale: quello che si costruisce giorno per giorno; quello che ci fa litigare e rimpiangere la nostra vita in solitudine; quello che vacilla e che ha piange; che rischia di farci divenire “ciechi” l’uno rispetto all’altro; che ci fa “vagare per i deserti” della nostra Anima; quello che, paradossalmente, in certi momenti, ci fa sentire più soli e distanti.


Ma, allo stesso tempo, è iniziato l’Amore basato sulla fiducia, il rispetto, sul calore, l’appoggio e il riconoscimento; quello che condivide, che scherza, che fa vibrare il nostro corpo e che ci fa emozionare.


Un Amore quindi, che si rinnova giorno per giorno, nonostante i continui trabocchetti da parte della Strega Cattiva.


Un Amore che è, allora, un viaggio, di cui possiamo sapere la direzione, ma non la destinazione, che si costruisce ora per ora momento per momento.


Un Amore Vivo e fremente.


Allora, miei bimbi, diffidate da chi vi vuol far credere che l’Amore raccontato dalle Fiabe sia semplicemente un “vissero per sempre felici e contenti”.

Chi vi racconta questo, forse, non ha letto le mille avventure, i mille ostacoli, i desideri di riscatto e di rinascita – quelli che io, per prima, ho vissuto – che hanno permesso il suo compimento.

Perché l’Amore questo è: un desiderio che si costruisce insieme.

La vostra Raperonzolo

Francesca Carubbi

www.psicologafano.com

www.alpesitalia.it

Giovani incapaci di confrontarsi con il mondo esterno. “Thomas in love”

Thomas è un giovane che da otto anni non esce di casa; vive costantemente connesso a internet con il suo computer e ad una webcam. Sulla rete effettua le visite mediche, ordina il cibo e ciò che gli occorre per vivere. La sua agorafobia lo rende incapace di confrontarsi con il mondo esterno, di avere contatti umani che non siano telematici.
Il protagonista durante tutto l’arco del film non si vede mai in volto: lo spettatore assume la soggettiva di Thomas.
Thomas in love, un film del regista belga Renders, uscito in sordina nel 2000, presenta in modo tanto geniale quanto inquietante i potenziali pericoli di un’alleanza contro natura fra la sessualità (nel senso di sessualità adulta) e la realtà virtuale.
Per riassumere brevemente la trama, Thomas, il protagonista del film, è un giovane adulto di 24 anni affetto da una violenta agorafobia che lo spinge a barricarsi in una casa trasformata in un vero e proprio bunker, evitando ogni contatto con i suoi simili, se non attraverso Internet.
E’ preso in carico, nel senso forte del termine, da un sistema di sicurezza sociale che provvede a tutti i suoi bisogni (e per il quale Thomas paga regolarmente i contributi), ma che in scambio esercita un controllo inquisitorio su ogni sua azione.
Thomas è dunque malato e invalido da molti anni, e il servizio che veglia su di lui cerca di riabilitarlo. Lo spettatore inizia ben presto a sospettare che dopo la pubertà il giovane abbia rifuggito la propria sessualità adulta, minacciosa nella misura in cui comportava la partecipazione di un oggetto reale, relegandola sempre più nel mondo esterno man mano che l’agorafobia guadagnava terreno, come un vero e proprio “cancro psichico”.
Nel film la sessualità è onnipresente, ma ridotta a realtà virtuale.
E’ la sessualità della Rete. L’oggetto del desiderio-per quanto questa parola possa avere ancora un significato in un simile contesto-del piacere è così disponibile a ogni suo capriccio.
Alcuni operatori del servizio, sessuologi esperti, vengono incaricati di seguire Thomas, con l’obiettivo di guarirlo il prima possibile.
Non è opportuno che un malato si ritrovi invalido e completamente in carico ai servizi sociali perchè ha qualche problema sessuale…Che ne sia il talento dei terapeuti, o ciò che resta dello slancio vitale di Thomas, fatto sta che il nostro protagonista si ribella al gioco e cade nella trappola di un rinnovato interesse per l’oggetto reale.
Il senso di invasione e di persecuzione che egli provava a ogni intrusione nel suo universo da parte del servizio e dei suoi sbirri si trasforma in passione amorosa per una delle sue corrispondenti in rete, al punto di fargli dimenticare ogni prudenza.
Lui che viveva in infinita solitudine, prigioniero in una casa dove non penetrava nemmeno un fattorino incaricato di portargli cibo, si lancia all’improvviso nel vasto mondo.
Vi si partecipa con tanta fretta di sfuggire alla vigilanza dei suoi protettori, come ghermito dall’irresistibile forza del desiderio, e senza corazza contro le TERRIFICANTI seccature della realtà.
In questo film Pierre Paul Renders presenta con estrema efficacia tanto le conseguenze quanto le motivazioni della difesa. Da una parte vediamo un individuo sprofondato nella solitudine, alienato da una agorafobia tanto violenta da precludergli ogni contatto con la realtà esterna: è l’unico modo per placare l’angoscia.
Dall’altra, l’esito funesto del suo dramma esistenziale dimostra la gravità della minaccia narcisistica dalla quale egli cercava di proteggersi:l’elemento distintivo della sessualità adulta, il rapporto con l’oggetto reale, lo esponeva al potenziale pericolo di un’alienazione da parte dell’altro e nell’altro.
Thomas correva il rischio di naufragare se avesse dato ascolto al canto delle sirene. Non aveva la possibilità farsi legare all’albero della nave, come Ulisse; si era incatenato da solo, all’asciutto nel chiuso del proprio appartamento, passando da un’alienazione all’altra.
Qui la difesa fallisce, nel momento in cui il prezzo diviene esorbitante:il colpo di genio del regista consiste nel farci intravvedere la via di scampo che può essere offerta dalla realtà socio culturale di oggi- è più ancora di domani- a tutti i Thomas a venire; “una sessualità virtuale”.
Il film è una descrizione tanto minuziosa quanto sconvolgente dei sortilegi del virtuale nel campo sella sessualità…..