Riflessioni sul conflitto Donna/Materno in psicoterapia: Biancaneve dei F.lli Grimm in un’ottica Rogersiana

Tutti noi conosciamo Biancaneve (F.lli Grimm, 1812 – 15). Checché se ne pensi, Biancaneve è tutto, fuorché una fiaba romantica.

Anzi, insieme a “Cappuccetto Rosso” di Perrault (1697) e “Sole, Luna e Talia” di Basile (1634 – 1636), è uno dei racconti più complessi, “oscuri” (Castello, 2016) e, per dirla alla Calvino (1956), dagli aspetti alquanto truculenti (ad esempio, pensiamo alla scena in cui la Matrigna ordina al Cacciatore di uccidere Biancaneve e portarle, come prova, il cuore e il fegato): “Porta la bimba lontana nel bosco, non voglio più vedermela davanti. La devi ammazzare e portarmi a riprova fegato e polmoni”

A ciò si aggiunga il fatto che il Racconto, in modo non troppo velato, descrive le emozioni dei personaggi nella loro verità, nuda e cruda, senza troppi fronzoli.
Emozioni forti, ma umanamente reali, come è reale in ognuno di noi il lato “Ombra” (Jung 1912 – 1942), ossia le nostre proiezioni che difficilmente riusciamo a integrare nel nostro Sé.


“Biancaneve” ci parla, infatti, dell’esistenza, conflittuale e interdipendente, di vissuti ambivalenti e profondamente complessi, ma tremendamente umani: la competizione, l’invidia, la rabbia che può trasformarsi in odio, che convivono con vissuti di gratitudine, bontà, generosità e amore.


Se riflettiamo bene, le emozioni di Biancaneve rappresentano il vissuto ambivalente che si può riscontrare nei rapporti con il materno. O meglio nella convivenza, non sempre pacifica, tra il nostro lato Donna e quello di Madre. In che senso?


Rogers, in Psicoterapia Centrata sul Cliente (Rogers, 1951), per descrivere il fenomeno dell’incongruenza – ossia di uno stato nascente di tensione e di ansia, di frattura interiore, (Rogers, 1957), derivato dalla percezione della Persona di un conflitto tra costrutti, valori ed emozioni, antitetici e conflittuali, ma non riconosciuti nel loro profondo e vero significato organismico (ibidem) – prende in prestito proprio l’esempio di una madre che vive un conflitto tra la sua Struttura del Sé (la sua coerenza interna, ossia ciò che dovrebbe essere per essere accettata), che le ordina di essere sempre amabile, buona, gentile, forte e così via, e il suo Vero Sé (o Saggezza Organismica, ossia i suoi bisogni e desideri che non possono essere né sentiti né pensati, pena il giudizio esterno), che le suggerisce, al contrario, che oltre ad essere madre è anche donna, che è degna di indipendenza e soddisfazioni personali e che può provare, anche, emozioni di rabbia e di stanchezza verso i propri figli: un conflitto che si mostra attraverso specifici sintomi nevrotici (disturbi psicosomatici, disturbi di ansia, dell’umore…) (Rogers, 1951).


Tornando al presente, “Biancaneve”, utilizzata proprio durante una seduta, ha potuto facilitare la corretta simbolizzazione di aspetti relazionali ambivalenti: di amore e rabbia; di devozione ma anche di competizione; di emulazione, ma anche di invidia; di empatia, ma anche di narcisismo.


Aspetti, questi, ben rappresentati dai Personaggi – Biancaneve e la Matrigna – che altri non sono che le parti apparentemente discordanti e che necessitano di una loro corretta simbolizzazione (Rogers, 1951) e, da qui, integrazione nella personalità: Biancaneve che può ben rappresentare ciò che consideriamo più nobile e innocente in noi e i nostri tentativi di essere amabili e accettati, sacrificando anche la nostra vitalità.

Se pensiamo alla fiaba, Biancaneve più volte rischia di scarificare la sua Vita per ben tre volte, fidandosi ciecamente dei travestimenti della Matrigna.

Perché succede questo? Perché, Biancaneve, proprio come la cliente descritta da Rogers, troppo attenta ad essere accettata socialmente, non ha affinato, come ci ricorda Pinkola Estés (1992), la sua capacità di fiutare i pericoli, ossia non è riuscita ad attingere alla suo Locus of Evaluation interno (Rogers, 1951).


La Matrigna, d’altro canto, imprigionata nel suo Specchio, nel suo Narcisismo invidioso e rabbioso, non riesce a vedere l’Altro nella sua Soggettività e irripetibilità.


In tal senso, l’unione di Biancaneve e la Matrigna, consentirebbe alla donna/madre di essere congruentemente flessibile nei suoi aspetti umanamente ambivalenti: la donna/madre sa riconoscere che il lei esiste anche un’Ombra che necessita di essere integrata, affinché la Cura verso l’Altro non diventi sacrificio della propria vitalità e aspirazione, e affinché la propria rabbia, il proprio dolore non si trasformino in cieca invidia e rancore distruttivo, ma in funzionale assertività, autorealizzazione e fonte di rigenerazione personale e strumento di creatività.


Come a dire: “L’incontro di una donna con se stessa è un gioco che comporta seri rischi. È una danza divina […]. Se nell’incontro non c’è il rispetto dovuto, allora un universo distrugge l’altro” (Coelho, 2006, p. 153).

Francesca Carubbi

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