Il bambino e il suo inalienabile Diritto di protezione e sperimentazione attiva.

John Bowlby, pediatra e psicologo inglese, coniò il termine “base sicura” (Bowlby, 1988) per indicare il bisogno del bambino di avere delle fondamenta di sicurezza affettiva abbastanza solide, che gli consentissero di percepirsi come un sé intero e degno di rispetto, protezione e amore.


In tal senso, nel Nuovo Continente, un altro psicologo, Harry Harlow, scoprì, attraverso l’osservazione del comportamenti di scimmie Rhesus, che i cuccioli di questa razza, soprattutto nei momenti di sconforto e di paura, prediligevano il contatto con una “mamma” di pezza, quindi calda e accogliente, invece che con un prototipo fatto di arido metallo che, tuttavia, offriva un biberon.

Attraverso questi esperimenti, Harlow mostrò quanto l’attaccamento, alla stessa stregua di John Bowlby, fosse un bisogno fondamentale per la sopravvivenza psichica ed emotiva del primate e, di conseguenza, del bambino.


Lo stesso Abraham Maslow (1962), uno dei maggiori rappresentanti della Psicologia Umanistica, assieme a Rollo May e Carl Rogers, indicò nel senso di sicurezza e protezione uno dei bisogni essenziali dell’essere umano.


Come a dire: solo se ho potuto “nutrirmi” da un punto di vista affettivo, posso permettermi di sperimentare novità e aprirmi all’esperienza (Rogers, 1961).

Ciò venne dimostrato anche un’altra illustre psicologa canadese, la Dr.ssa Mary Ainsworth che, attraverso l’osservazione della “Strange Situation” ha potuto constatare come il bambino, che non aveva potuto godere di un attaccamento sufficientemente sicuro come descritto da Bowlby, non potesse permettersi, a causa delle profonde angosce, di esplorare l’ambiente con curiosità e creatività.


Questi studi ci servono per comprendere quanto l’infanzia rappresenti un’”età dell’oro”, per il fatto che proprio in questi anni, il bambino sviluppa, apprende e consolida competenze importanti, non solo da un punto di vista cognitivo, bensì emotivo (capacità di mentalizzazione, di socializzazione, di competenza emotiva e di apprendimento delle norme sociali).

E queste competenze si sviluppano grazie all’attività ludica, quindi all’esperienza creativa, che, come ci insegna Winnicott, consente al bimbo di esprimere, in toto, il suo Essere.


Sviluppo, allora, come diritto inalienabile, come ci ricorda anche la Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dove il “Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino e dell’adolescente (art. 6), recita così: “Gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse. disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati”.


Diritto alla sopravvivenza, quindi. Una sopravvivenza che, come ci ricordano gli Studiosi di cui sopra, deve essere pensata, non solo in termini di bisogni primari – come, ad esempio, l’alimentazione – bensì come Diritto di Crescere, Svilupparsi e Autorealizzarsi.