Quello che gli uomini non riescono a dire…

Le ferite di Ercole

Qello che gli uomini non riescono a dire, e le donne a comprendere.

Non ti lasciai un motivo né una colpa ti ho fatto male per non farlo alla tua vita

Claudio Baglioni-Mille Giorni di te di me, 2001

Si parla d’amore, in questo tempo sospeso,di amori ai tempi del Covid19.

Mi è stato affidato questo scritto, per i lavori de “Le ferite di Ercole, quello che gli uomini non dicono, e le donne a comprendere”.

E’ la lettera, sofferta, che un uomo vorrebbe inoltrare ad una donna che ha scoperto d’amare.

Un amore imprevisto, inatteso, insinuatosi, nonostante, in una relazione trentennale, solida e serena, che fino a quel momento non aveva conosciuto crepe.

Quello che gli uomini non dicono, appunto.

Gli avvicendamenti banali della storia di per sè basterebbero per rimandarla ad una delle tante relazioni clandestine, ma è nel riconoscere e nel comprendere i significati e gli accadimenti nella nostra vita, che sono unici per la nostra storia, che possiamo fare pace con la stessa.

In questa lettera c’è tutto: l’innamoramento, i sogni, le illusioni d’amore, lo sconcerto di un amore imprevisto, lo spazio della seduzione, del ghostingh(!) e dell’abbandono.

E la consapevolezza che, spesso, chiamiamo amore una fuga dalla paura di vivere.

Quello che gli uomini non dicono

E lasciare spazio alla voce, al sentire di un uomo, che ringrazio della possibilità di pubblicazione,

permette di avere sguardi e riflessioni differenti.

E forse permettere ,davvero, di lasciare andare .

Senza fare troppi danni.

Perchè …cosi è stato .

Ora, lasci passare qualche tempo, e poi scriva dottore.Le scriva.Se lo deve, a sé.Mi ha detto.

Poi ne parleremo, se vorrà.

Cristina…

Una dott mi ha indicato di scriverti.

Di dirti quello che non sono riuscito a confessarti.Quello che gli uomini non dicono

Si, di nuovo, sono tornato in analisi.Io, il grande uomo, l’attore, il maestro, il regista.

La dot in questione è lontana da ogni clichè di psicoanalista; un po’ forse ti ricorda, perchè è semplice, so di imbarazzarla, spesso, con le mie citazioni, che è evidente che non conosce.

Non è mai puntuale, e puntualmente dimentica qualcosa .Ma mai qualcosa di me

Mi ha compreso.

E con lei mi sono lasciato finalmente andare.Le ho raccontato tutto, di noi.Di me.

Quello che gli uomini non dicono

Oggi le ho chiesto una seduta urgente,

Mi sono attaccato al telefono, io che ho sempre ponderato ogni cosa.

Le ho detto che era un’ emergenza e che non potevo attendere, che doveva darmi questa possibilità

Mi ha lasciato parlare, senza interrompermi.

So che sapeva.Che si aspettava la chiamata.

Ora, lasci passare qualche tempo, e poi scriva dottore.Le scriva.Se lo deve, a sé, mi ha detto.

Poi ne parleremo, se vorrà.

Ti ho fatto male per non farlo alla tua vita.

Ti ho fatto male, per non farmi male, per non farlo alla mia vita, e alla nostra

Alle altre persone che nella mia vita, gravitano, nonostante.E che mi amano, e che amo,nonostante.

Quello che gli uomini non dicono, ti ripeto.

Eri arrossita, quando ti ho offerto il primo di tanti caffè, cosi, spavaldo, perchè leggevo nei tuoi occhi l’interesse, perchè quel caffè l’attendevi da tempo, perchè avevi una grande voglia che ti dessi un bacio…lo sai, la gestualità non mente, come le parole, ed è stato da quel momento che ti ho pensata diversamente.

Non più mia allieva, ma una donna.

Non so che cosa sia stato.Lo sai, te l’ho confessato una volta.Mi sono innamorato?,ancora non lo so, cosa è stato .

Quello che gli uomini non dicono.

Ho goduto del sogno di fare parte della tua vita

Ho goduto di immaginarti madre, e di vederti per le strade della città, percorrerle orgogliosa con il tuo bambino per mano .

Ecco, è stato questo.

Non ho voluto fare male alla tua vita per non farlo alla mia.

Già, lo devo a me.

Perchè ho compreso che non eravamo innamorati, ma prigionieri di un sogno.

Di un incantesimo.

Quello che gli uomini non dicono.

Tu hai diritto ad una vita che io ho già vissuto.

Come un predatore, avrei voluto prendere a morsi quello che mi stava sfuggendo, quello che non sono riuscito a realizzare, per viverlo attraverso di te.

Ma tu, l’avresti voluto?

Avresti amato ugualmente, fra qualche tempo, il mio corpo stanco, la pelle, l’odore diverso, la noia, la difficoltà a cogliere entusiasmi per le cose nuove, le malinconie le paure di chi non ha piu, come te, “tutta la vita davanti’”?

Avrei colto nelle tue parole, e nel tuo sguardo, ancora prima, la difficoltà di nascondere la fine del nostro sogno, e so che non vi sarei riuscito.

E non sarei riuscito a sostenerne, un altro, di sguardo :quello ferito della mia compagna, dei miei figli.

Non si può costruire la propria felicità sul dolore di qualcun altro.

E non si può costruire una storia d’amore sulle basi di un sogno: come le bolle di sapone, piene di luce, che guardiamo con occhi pieni di sorpresa, per la loro magia, e che svaniscono subito dopo.

Quello che gli uomini non dicono.

Cristina, sono scomparso dalla tua vita: non ti ho piu cercata.

Non ho risposto alle tue mail, alle chiamate, e il vivere in parti opposte della città mi ha aiutato a mettere in atto il vigliacco abbandono.

So che non mi cercherai più, pur aspettandomi.

La dot so mi dirà di chiamarti, di spiegarti, di chiudere dando significato, come lei dice sempre… Cristina, dovevo salvarmi da te.

Chiudo cosi, e chiedo alla dot in qualche modo, un altro modo per raggiungerti.

Sei stata un sogno, e, sai, noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.

Marco.

Il “matrimonio” nelle fiabe: semplice visione romantica?

Diciamoci la verità… Per molti le fiabe sono letture da eliminare, perché considerate anacronistiche, maschiliste…

Perché si parla sempre di una principessa che vuole sposare il suo principe. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Certo! Molte fiabe hanno come protagonista una nobile che, alla fine, riesce a sposare il suo Re.

Ma è altrettanto fondato il fatto che, da un punto di vista simbolico ed evocativo, il principe, la principessa e gli altri personaggi non sono rappresentazioni fedeli e concrete con la storia che stiamo leggendo (Carubbi, 2019). Come non lo è lo stesso concetto di “matrimonio”


La fiaba, infatti, come ci ricorda Propp, non è cronaca, ma un prodotto folkloristico che, attraverso l’intreccio fantastico e, spesso, surreale e improponibile ad una mente razionale e logica, narra vicende profondamente umane: si veda, ad esempio, la fiaba “Il pecoraio a Corte” del Montale Pistoiese, dove la stessa diventa “novella di furberia e storiella salace” (Calvino, 1993, p. 1066), con elementi paurosi e grotteschi (ibidem).


Calvino (1956; 1998), da un punto di vista narrativo – folkloristico, e Bettelheim (1975), da quello psicologico, ci mostrano come le fiabe, in termini di semiotica, siano, per dirla alla Pitrè, “novellatrici” di tutto ciò che parla di noi, soprattutto. delle nostri parti negate alla coscienza o non simbolizzate correttamente (Rogers, 1951): i nostri desideri, bisogni, speranze, timori, emozioni, valori…


Da questo punto di vista, allora, lo stesso “matrimonio” (che tanto viene criticato, in quanto considerato figlio di una visione antiquata e misogina), alla luce sia della tradizione del folklore orale – che ha voluto sempre narrare con un linguaggio inventivo la quotidianità, le incertezze, le paure e le lotte di un determinato popolo -, nonché di quella psicologica – che ha preso in prestito suddette ricostruzioni fantastiche come validi strumenti di indagine ed esplorazione dello psichismo (Carubbi, 2019) -, non può essere “sic et simpliciter” ridotto al suo significato concreto, ma occorre elevarlo a metafora.

Quindi, cosa può rappresentare, davvero, il “matrimonio” fiabesco?


Se le osserviamo bene, le fiabe narrano spesso sposalizi che non potrebbero esistere nella realtà: Antonio, il protagonista de “Il palazzo delle scimmie” si innamora, appunto, di una scimmia; Belinda di un Mostro; abbiamo una principessa che ama il “Principe granchio” o, perché no?, troviamo anche la sposa dell’”Orco con le penne”.


Come a dire: sarebbe davvero riduttivo leggere la fiaba come se fosse una cronistoria fedele alla realtà. Perché, semplicemente, questa non è.


In tal senso, quando parliamo di unione nei racconti fiabeschi, dobbiamo sempre considerare che, da un punto di vista psicologico, essa potrebbe rappresentare, ad esempio, un tentativo di “matrimonio” tra “parti di sé non simbolizzate, spesso tra loro conflittuali e non integrate. Pezzi contrastanti, personificati e antropoformizzati in personaggi/eroi che, nonostante le fatiche […] avranno un loro lieto fine” (Carubbi, 2019, p. 3).

In soldoni, un loro tentativo di unione.

Francesca Carubbi

www.psicologafano.com

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