La fiaba “Lo sciocco senza paura”. E se riscoprissimo il valore dell’autentica fragilità?

Il concetto di responsabilità personale è uno dei capisaldi dell’Approccio Rogersiano. Infatti quando sosteniamo che “l’essere umano è un agente di scelta libero e responsabile” (Rogers, 1951), stiamo asserendo il fatto che la Persona, sempre che possa godere di un ambiente facilitante la sua crescita (ibidem), è degna di fiducia nelle scelte che pone per la sua autorealizzazione e per quella dell’altro, ossia, in ciò che Rogers definisce “Saggezza Organismica” o Locus of Evaluation interno.

 La propria saggezza, allora, si basa sulla propria libertà esperienziale: sulla possibilità dell’individuo di attingere ai propri soggettivi valori, emozioni, costruzioni della realtà come strumenti adatti per direzionarsi nella vita, in modo, appunto, responsabile.

Da qui, la libertà responsabile presuppone delle condizioni necessarie e sufficienti, accennate più sopra (Rogers, 1957):

  1. Autenticità o congruenza: un profondo contatto, senza negazioni e distorsioni, con la mia esperienza interna, soprattutto di quella che parla della mia umana fragilità,  che si può riassumere con la seguente domanda “Cosa sto provando in questo momento?”. La risposta autentica a questo quesito ci informa sul nostro stato: “provo paura”, “provo rabbia”…
  2. Accettazione positiva incondizionata. La possibilità di attingere alla propria autenticità o saggezza interna fa sì che io possa, sempre più, accettare tutte le parti del mio sé, anche quelle più scomode e più vulnerabili. che tendo a proiettare all’esterno.
  3. Empatia: solo nel momento in cui riesco ad essere sufficientemente autentico e accettante posso essere realmente empatico, quindi capace di profondo ascolto e rispetto dell’esperienza dell’altro, senza il pericolo di identificazione e confusione con il suo vissuto, “come se” fossimo lui, senza dimenticare la condizione del “come se” (ibidem).

Da qui, la Fiaba italiana, nello specifico livornese, “Lo sciocco senza paura” ci informa, in modo allegorico, quanto l’impossibilità di attingere al proprio stato interno di vulnerabile paura, provochi, paradossalmente, l’agito di una falsa temerarietà. Non solo: l’incongruenza produce una negazione del problema in essere, con il pericolo della messa in atto di una libertà non responsabile, tanto che il nipote sciocco, protagonista della fiaba, nel primo atto del racconto, fa entrare in casa i ladri:

“vengono i ladri, gli dicono: – Cosa fai qui, ragazzo? Noi dobbiamo rubare.

  • E be’, e con ciò ? E rubate pure, chi ve lo impedisce? Credete che io abbia paura? – e li lasciò rubare tutto.”

La fiaba, poi, continua con una escalation di irresponsabilità, che porta, in questo caso ad un finale tragico, per mano dello stesso protagonista. Cosa ci può far apprendere questa breve fiaba? Che le emozioni, soprattutto quelle che toccano la nostra umana fragilità e vulnerabilità, se distorte o negate alla coscienza (Rogers, 1951), divengono le basi della costruzione di un Falso Sé, rigido e inflessibile, che non permette né un’apertura all’esperienza e, quindi, cambiamento, né tantomeno lo sviluppo della propria libertà. La non responsabilità diviene, paradossalmente, una catena ai piedi della propria libertà.

Francesca Carubbi

www.psicologafano.com

www.alpesitalia.it

Leggi altri articoli simili a “il valore dell’autentica fragilità | F. Carubbi Psicoterapeuta Fano”