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L’amore nelle fiabe: la metafora dell’amore perduto e poi ritrovato

Freud sosteneva che l’amore fosse un sentimento così profondo e, a volte, destabilizzante, da sembrare una vera e propria psicosi, poiché, nel momento in cui amiamo, diveniamo maggiormente indifesi e vulnerabili.


Perché succede questo? Perché amare, in primis, significa rinunciare alla nostra chiusura narcisistica, aprendoci, da qui, a una danza di reciprocità che si staglia lungo un equilibrio non sempre perfetto, dove Il rischio di inciampare e cadere è sempre dietro l’angolo, in quanto l’arte di amare (Fromm, 1956) mette in moto anche paure recondite legate a nostre vecchie ferite relazionali.


Mi sovviene, in tal senso, il film “Caso mai” – interpretato da Fabio Volo e Stefania Rocca – dove la precarietà del loro rapporto, messo duramente alla prova da intenzioni e desideri non sempre conciliabili, è ben raffigurato da due pattinatori sul ghiaccio che, a causa di un’escalation di scontri, rischiano di cadere.


L’Amore, in effetti, è una caduta. Una caduta di un Ideale. Dell’Ideale che l’Altro possa compensare le nostre mancanze, la nostra fame di attenzione e di affetto.


Ed è per questo che l’Amore è così sovversivo, perché, paradossalmente, la sua forza si basa sul rispetto delle differenze, sulla consapevolezza che non può essere un rapporto totale e chiuso in se stesso, bensì, appunto, un movimento danzante fatto di vicinanza e distanza, di comprensione ma anche di mancanza di questa, di condivisione e di sacri spazi personali.


La forza dell’Amore si basa, altresì, sul desiderio che si coltiva tutti i giorni. L’Amore, infatti, non è una destinazione, ma una direzione esistenziale (Rogers, 1961), spesso contraddistinto da cicli di “vita e morte” (Pinkola Estés, 1992), di stasi e di rinascita.


E l’amore delle fiabe si basa proprio su questo.

Come ci ricorda Italo Calvino, infatti, checché se ne pensi, l’amore fiabesco non si basa sempre, come suggerisce il senso comune, sulla liberazione di una bella principessa, bensì sulla riconquista di un amore perduto. È così che succede ai protagonisti di “Raperonzolo “ e de “L’ondina nello stagno” (F.lli Grimm) e de “Il Palazzo delle Scimmie” o, perché no?, de “L’Uccell Bel – Verde” (Calvino, 1956).


Amori che rischiano di perdersi per strada, di non riconoscersi, di cadere in un pericoloso vortice di rabbia, odio e rancore.

Ma Amori che, allo stesso tempo, scelgono di fermarsi per confrontarsi e dialogare, al fine di reinventarsi, di lottare insieme verso una stessa direzione esistenziale: il Desiderio di stare insieme in quella grande meravigliosa avventura che si chiama Vita Piena (Rogers, 1961).

Francesca Carubbi

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